Hogan Bimba

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L’Astana hogan bimba che vede oggi Vinokourov non più in sella, ma a bordo dell’ammiraglia, conta comunque una nutrita enclave italiana al suo interno, sia nella squadra dei ciclisti che in quella dello staff tecnico, Insomma, un legame italo-kazako all’apparenza inconciliabile ma che, invece, negli ultimi anni, ha dato decisamente i suoi frutti grazie a uno Squalo venuto dal Mediterraneo, Scavando nel profondo, potremmo tuttavia parlare più d’un matrimonio d’interessi, dato che l’identità eurasiatica del team non è mai stata in discussione, E in questo senso, quando lo scorso 28 giugno Nibali ha tagliato per primo la linea d’arrivo del Trofeo Melinda, andando a vestire per la prima volta la maglia tricolore, nell’ufficio marketing dell’Astana immaginiamo non debbano aver fatto salti di gioia….

Come poteva proprio Vincenzo, l’uomo di punta della squadra per l’imminente ribalta mondiale del Tour, affrontare le strade di Francia con dei colori che nulla hanno a che vedere col Kazakistan? La cosa, inversamente, deve però aver destato anche la nostra Federazione Ciclistica che, come abbiamo visto, già nell’ultimo decennio ha visto depauperato sempre più il significato della storica hogan bimba casacca biancorossoverde, Cosa fare quindi, per scansare l’ennesima mortificazione del massimo simbolo ciclistico del Bel Paese? Come evitare che l’ennesimo campione nazionale portasse in strada una divisa che, di italiano, il più delle volte ha francamente ben poco?.

In questo senso, nella prima parte del terzo millennio abbiamo assistito a due, precisi, orientamenti, Per le formazioni di secondo piano, o per corridori non avvezzi (o non più) alle luci della ribalta, la maglia tricolore è ancora un forte vanto, e il portarla in gruppo è considerato uno dei massimi hogan bimba onori della carriera, Di contro, nel caso l’uniforme finisca addosso a un corridore di rilievo nonché tra le punte di un team di primo livello, il capo sportivo diventa, detto in soldoni, un mero impaccio alla visibilità degli influenti e munifici marchi pubblicitari, che malvolentieri vorrebbero veder sminuito il loro impatto visivo….

Nella querelle, vista la prossimità dell’appuntamento in terra transalpina, le rispettive diplomazie devono aver da subito iniziato a intessere una fitta corrispondenza, culminata in un disegno che desse eguale dignità a entrambe le identità. Una scelta cui pensiamo abbia spinto lo stesso Nibali il quale, a differenza di altri colleghi, ha invece mostrato per il titolo di campione nazionale un entusiasmo, e soprattutto un rispetto, che da tempo latitava tra i big del nostro ciclismo. La casacca tricolore della FCI, «vista l’estrema urgenza determinata dall’imminente partenza del Tour de France», è stata così spogliata del canonico template che Castelli Cycling, negli ultimi anni, aveva solo attualizzato ai tempi — con maniche monocolore, e un effetto “pennellato” applicato alla fascia bianca. Ne è risultata un’uniforme solo all’apparenza (come vedremo poi) nuova di zecca, che si presta giocoforza alle più varie obiezioni.

Il comunicato stampa emesso è sintomo di quanto la questione sia stata spinosa e difficile da dirimere, A riprova di ciò, nient’affatto teneri sono stati i commenti della gran parte degli appassionati, quando lo Squalo ha mostrato per la prima volta ai suoi tifosi la divisa che indosserà nei prossimi dodici mesi, Quindi, una maglia bocciata a priori? Non è proprio così, A tutte le rimostranze circa la presunta, latente, “italianità” di questa creazione, ha indirettamente risposto lo stesso Vincenzo pubblicando in un tweet una foto di Carlo Franceschi, suo direttore sportivo negli Under-23 hogan bimba e già campione nazionale tra gli Allievi nel lontano 1963..

Non senza sorpresa, scopriamo come già all’epoca la fascia tricolore fosse in auge, alla faccia di qualsiasi, presunto, “Hungarian Style” de’ noantri! Con il verde inserito in alto e il rosso in basso — come correttamente prescrive la vessillologia — a cingere il bianco, ecco sbucare dal passato una striscia colorata che ammanta il tutto di un’innegabile italianità. Una scelta non dissimile da quella cui ha optato Nibali (e in precedenza Visconti, Pozzato…), pur con tutti i distinguo del caso: cinquant’anni son passati e oggi, sopra la divisa Astana, le tinte italiche devono convivere con quelle kazake. Ubi maior minor cessat.

Tuttavia, stavolta si è riusciti a tirar fuori un design che può piacere o meno, ma che di base rende giustizia a entrambe le fazioni in campo, senza che l’una prendesse il sopravvento sull’altra, Un gioco di equilibri che ci mostra un team fiero delle sue origini hogan bimba kazake, e un ciclista altrettanto orgoglioso del suo titolo di campione nazionale, Ovviamente, il risultato finale non ha potuto incontrare il favore di tutti, Tanti avrebbero voluto vedere una maglia prettamente tricolore, esclusivamente italiana, Una presa di posizione più che lecita, la quale ci fa in qualche modo rimpiangere le casacche nazionali di una volta, subito riconoscibili in mezzo al gruppo, e invece oggi quasi fagocitate dai colpi della variopinta pubblicità..

Un bombardamento commerciale cui, nel 2012, si ribellarono Nacer Bouhanni e la FDJ, Al connubio francese riuscì un affascinante anacronismo, riavvolgendo le lancette della storia e rispolverando la vecchia, storica, divisa tricolore transalpina, Un’unione d’intenti volta a esaltare al massimo il loro drapeau français, per una maglia colorata solamente di bleu, blanc et rouge, Un ritorno all’epoca eroica dello sport, ma anche un’eccezione destinata a rimanere tale, dettata forse anche hogan bimba da un certo sciovinismo….



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