Air Mag

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Ma attenzione, le novità non si fermano qui, Morata qualche giorno fa e Cuadrado in questa sessione di allenamento hanno provato la versione che dovrebbe prendere il nome di “PureSpeed” ( ecco come dovrebbero essere secondo i rumors sul web ) ed affiancarsi alle ACE “PureControl” senza lacci che vediamo già da qualche tempo sui campi, Questa versione, vedendo le immagini, non segue la linea del “senza lacci”, ma bensì ricorda in maniera pazzesca le adidas F50i Tunit che avevano una copertura sopra la parte con i lacci, La vera novità dovrebbe coinvolgere il sistema di air mag allacciatura, ridotto sicuramente al minimo per permettere una superficie di gioco e calcio perfetta, Se tutti si innamoreranno di questo scarpino come è accaduto per le Tunit, adidas potrà davvero sorridere..

La scuderia adidas per finale di Champions League le competizioni continentali sta quindi prendendo forma e delineandosi sempre più al meglio: X16, le ACE16 che subiranno semplicemente un aggiornamento di colore, e MESSI16 che già abbiamo approfondito in un nostro articolo non molto tempo fa, Ultima, ma non per importanza, la air mag scarpa ai piedi di Pereyra, un altro giocatore abituato a testare i nuovi prodotti, Indossatore Mercurial seriale, non poteva che provare sul campo le nuove Mercurial Superfly V..

Purtroppo le immagini non sono il massimo, ma vi garantiamo che si trattano proprio delle Superfly V di Nike, Già affrontate le caratteristiche tecniche, la colorazione che vi mostriamo dovrebbe essere quella che scenderà in campo in tempo per la finale di Champions e poi negli Europei e nella Copa America Centenario, Verrà mantenuto il flyknit e soprattutto la calzata di Superfly, mentre la parte più rivoluzionata sarà la air mag suola, sia nei materiali che nella forma e distribuzione dei tacchetti, Avremo modo e tempo per scoprirle assieme, visto che saranno di sicuro il prodotto “centrale” della collezione Nike di questo inizio d’estate..

Si racconta che nel 1988, all’indomani della finale d’andata della Coppa UEFA vinta dall’Espanyol con un roboante 3-0 — che tuttavia non basterà per strappare il trofeo al Bayer Leverkusen —, uno dei maggiori quotidiani di Barcellona se ne uscì in prima pagina con una gigantografia di Johan Cruijff… forse basta ciò per spiegare quanto debba essere difficile, nel cuore della Catalogna, scegliere di tifare per quelle magliette biancazzurre, destinate all’ ombra perenne da quegli opprimenti e, ai loro occhi, fin troppo vincenti dirimpettai azulgrana.

Ciò nonostante, dal 1900 a oggi quei colori blanquiazul hanno sempre e fieramente portato avanti una storia, obiettivamente, con più cadute che risalite, ma che non ha precluso al suo pubblico l’ammirare calciatori, e qualche volta veri e propri campioni, che sempre hanno dato il meglio per questa maglia, portando il nome del piccolo Espanyol a vette forse impossibili da air mag raggiungere sul solo rettangolo di gioco, Tra le leggende che hanno intriso la casacca catalana di sudore ma soprattutto di gloria, la più luminosa, paradossalmente, risponde a un nome che mai ha indossato quelle strisce biancazzurre, Lui non tirava calci al pallone (se non quando necessario), preferiva afferrarlo tra le mani, abbracciarlo come la cosa più cara in quel momento, Lui non correva in lungo e in largo per il campo, ma rimaneva fermo sopra una linea bianca, ad aspettare e a sfidare gli avversari che s’involavano verso la sua porta, come l’ultimo — e spesso insormontabile — baluardo della squadra..

Quell’uomo divenne presto noto a tutti come El Divino. Quell’uomo era Ricardo Zamora. Una leggenda del calcio, uno dei più forti numeri uno… quando i numeri dietro alla schiena, ancora non esistevano! Un nome che ha fatto epoca, uno dei più rappresentativi di un’epoca in bianco e nero ormai lontana e dimenticata, quando assieme ad altre due leggende quali l’italiano Combi e il cecoslovacco Plánička sfidava campi fatti di terra più che di erba, centravanti che non andavano per il sottile senza telecamere e moviole a bacchettarli, e sfere di cuoio rudi e dolorose come cannonate.

Una leggenda, quella di Zamora, che ebbe inizio cento anni fa, il 22 aprile 1916, quando un promettente quindicenne debuttò a difesa della porta dell’Espanyol, una delle squadre della sua città, A quella partita seguì un ventennio di parate che ne fece tra i migliori estremi difensori dell’anteguerra — nonostante una vita privata, si dice, non proprio consona ai dettami di un atleta —, transitando anche per i due più grandi club del calcio iberico, air mag ma restando per sempre legato a quei colori blanquiazul che, di fatto, saranno la sua seconda famiglia sino alla morte..

Zamora fu un portiere impossibile da confondere con altri, anche solo per l’abbigliamento con cui si presentava in campo, con quel basco calato sopra agli occhi e quell’elegante maglioncino a polo, spesso air mag bianco e arricchito da alcune caratteristiche doppie strisce azzurre ornamentali, Uno stile che fece epoca, capace di divenire uno standard per tanti altri estremi difensori del continente, come se quella maglia potesse da sola bastare a replicare prestazioni rimaste nell’olimpo della categoria..



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